Minturno |
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E' situata su una
collina a 145 metri sul livello del Mar Tirreno
e domina il golfo di Gaeta. La denominazione
della località laziale deriva forse
da Me-nath-ur (preda del fuoco) o da
Minotauro, figura della mitologia greca.
Nei pressi del fiume Garigliano, che
divide il Lazio dalla Campania, sorgono i resti
dell’antica Minturnae.
Città alleata dei Sanniti, si schierò contro
Roma e fece parte (con Pirae, l’odierna
Scauri) della "Pentapoli Aurunca",
formata anche da Sinuessa, Suessa, Vescia
ed Ausona. Nel 314 a.C. Minturnae,
Ausona e Vescia furono distrutte dai
Romani. In seguito alla costruzione della via
Appia (Regina Viarum), voluta nel 312
dal censore Appio Claudio Cieco, la città iniziò
a risorgere.
La
caduta dell’Impero Romano d’Occidente determinò,
inesorabilmente, anche il declino di
Minturnae, esposta alle frequenti
scorribande degli eserciti in transito nella
zona costiera. Verso il VI sec. d.C., la
popolazione locale abbandonò la città-porto
e si trasferì in collina, in un luogo
ritenuto più sicuro. Forse per volere del
Papa Leone III nacque Castrum Leopolis,
che prese poi il nome di Traétto (dovuto
alla scafa che congiungeva le due sponde del
Garigliano e mantenuto fino al 13 luglio 1879).
Il centro fu circondato da una muraglia, da
torri quadrate e circolari e dotato di tre
accessi principali : "Portella", "Santo Stefano"
e "Porta Nova".
Con la Battaglia del
Garigliano, nel 915, terminò l’occupazione
del territorio ad opera dei Saraceni,
battuti dalla Lega Cristiana di Papa Giovanni
X. In seguito, la città fece parte prima del
Ducato di Gaeta e poi divenne
possedimento dell’Abbazia di Montecassino.
Successivamente, diverse famiglie regnarono sul
comprensorio minturnese: Dell’Aquila, Caetani,
Colonna e Carafa. Già Sede Vescovile,
Minturno
ricade oggi nella circoscrizione dell’Arcidiocesi
di Gaeta.
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