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l'acquedotto romano

Dalle sorgenti di Capodacqua (Spigno Saturnia) si dipartiva l'acquedotto, che, dopo oltre 11 Km., si immetteva in Minturnae attraverso la porta di accesso alla città detta Gemina o Porta/Roma. Il tipo di materiale utilizzato e la particolare cura posta nell'opus reticolatum inducono a datarlo intorno alla prima metà del I secolo d.C.
Costruito in "opus cementicium" con parametro in opera reticolata e conci di tufo e calcare. E' tuttora visibile per gran parte del suo percorso e nella parte prossima a Minturnae, in zona Archi-Virilassi, si impone maestoso, con una serie ininterrotta di ben 120 arcate in fuga verso i colli. Gli archi sono larghi mediamente m.2-2,50, i pi-lastri hanno una larghezza di m. 1,50-1,90 ed una profondità di m. 2. I pilastri, nella parte superiore, presentano rinforzi con un sottile strato di laterizio. Gli spazi tra la linea degli archi e lo specus sono lavorati con decorazioni bicolori di forma varia: zig zag, losanghe, scacchiere, linee diagonali e parallele. Questa serie di decorazioni appare particolarmente curata nel sito contiguo alla città e, più ancora, in punti di snodo, forse, in prossimità delle "villae" suburbane e attraversamenti di strade. L'intradosso delle arcate era protetto da uno spesso strato d'intonaco tut-tora ben conservato in più punti. Non è dato di accertare se l'acqua scorresse o meno a cielo aperto, in quanto la parte alta dello specus è in stato di accentuato degrado.
Nel complesso però l'acquedotto romano resiste al tempo e fa ancora bella mostra di se.

 
 
L'Antica Minturnae
L'Antica Pirae (Scauri)
Il Castello Baronale
La Chiesa Annunziata
La Chiesa San Pietro
La Chiesa di San Francesco
Il Ponte pensile sul Garigliano
L'Acquedotto Romano
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